Benvenuto Parco Naturale Costa di Otranto – Leuca e Bosco di Tricase Sentieristica dal Parco Regionale

Sentieristica dal Parco Regionale

A piedi , tra i colori, gli odori e i suoni della natura, seguendo itinerari affascinanti fuori dal tempo e dallo spazio: tutto questo sono i numerosi sentieri che tracciano il Parco “Costa Otranto – Santa Maria di Leuca e Bosco di Tricase”.
Percorrerli, rappresenta un’opportunità straordinaria per conoscere da vicino quest’area protetta di eccezionale bellezza e di notevole importanza scientifica: ogni sentiero è caratterizzato da una propria tipicità, in termini di paesaggio, di flora, di fauna e di morfologia del territorio, essi sono :

  • Sentiero Orte-Palascìa (Comune di Otranto)
  • Sentiero masseria San Giovanni (Comune di Santa Cesarea Terme)
  • Sentiero Parco della Pineta
  • Sentiero grotta Carlo Cosma
  • Sentiero località Scute
  • Sentiero terre Rosse
  • Sentiero Castello Aragonese Parco delle Querce (Comune di Castro)
  • Sentiero Belvedere (Comune di Diso)
  • Sentiero di Torre Lupo
  • Sentiero dell’Acquaviva (Comune di Ortelle)
  • Sentiero Capolupo-Tuttosse (Comune di Andrano)
  • Sentiero via Vecchia Mare
  • Sentiero Campomarino
  • Tratturo la Chianca
  • Sentiero Saccuddi
  • Sentiero Torre del Sasso (Comune di Tricase)
  • Sentiero Progetto Contrada Rurale
  • Sentiero di Torre Nasparo (Comune di Tiggiano).
  • Sentiero Vie del sale (Comune di Corsano)
  • Sentiero Grotta Azzurra (Comune di Alessano)
  • Sentiero del Ciolo (Gagliano del Capo)
  • Sentiero Canale delle Menghe (Comune di Castrignano del Capo)
  • Sentiero Lungomare di Leuca

Parco naturale regionale Costa Otranto - Santa Maria di Leuca e Bosco di Tricase

Partendo dal lato più orientale dell’area protetta troviamo il sentiero “Orte – Palascìa”, nel Comune di Otranto, che si estende per 7 km: un percorso escursionistico che si sviluppa interamente su fondo naturale (terre rosse) con roccia affiorante.
Qui la vegetazione è a macchia bassa: camminando per questi sentieri si potranno incontrare meravigliosi esemplari come il Salvione giallo (Phlomis fruticosa) insieme con i cisti (Cistus creticus, Cistus monspeliensis, Cistus salvifolius), il profumatissimo Timo arbustivo (Thymus capitatus), i capolini cerulei del cardo-pallottola vischioso (Echinops spinosissimus) e il preziosissimo Vincetossico adriatico (Vincetoxicum hirundinaria adriaticum).
Procedendo verso Sud si giunge a Punta Palascìa, suggestiva propaggine dominata dal Faro, che oggi ospita un Osservatorio su Ecologia e Salute degli Ecosistemi Mediterranei e un Museo.
Non sarà difficile per queste vie ammirare la bellezza selvaggia di alcuni rapaci diurni in passaggio, tra cui il Falco della regina e talvolta il Falco pellegrino.
Risalendo, poi, dalla baia dell’Orte si apre uno spettacolo unico: sullo sfondo di un mare azzurrissimo, un cratere di terra rossa che ospita uno specchio d’acqua verde smeraldo; è un laghetto formatosi all’interno di una vecchia cava di bauxite.
Per quanto riguarda i beni storico-architettonici, importanti esempi di edifici tipici del territorio: la Masseria Orte con le sue splendide volte a vela; San Nicola di Casole, monastero italo greco all’interno dell’omonimo complesso masserizio: fondata nel 1099 da Boemondo principe di Taranto e di Antiochia, l’abbazia era famosa per la grandiosa biblioteca. Qui visse il monaco Pantaleone, autore del mirabile mosaico della Cattedrale d’Otranto.

Proseguendo il cammino, nel Comune di Santa Cesarea Terme si apre il Sentiero Masseria San Giovanni, sterrato con caratteristiche rocce affioranti, popolato dalla tipica vegetazione mediterranea e da esemplari di Leccio (Quercus ilex) e di Quercia spinosa (Quercus calliprinos).
Numerose le tracce del passato lasciate dall’uomo. I terreni circostanti sono ricamati dai muretti a secco e punteggiati dalle pajare contadine, retaggio del lavoro delle genti, rivelato ancora oggi dalla fitta presenza di uliveti secolari, ficheti e vigneti.

Gli appassionati dei pic nic all’aria aperta troveranno un’area ben attrezzata nel successivo sentiero Parco della Pineta, popolata da pini d’Aleppo (Pinus halepensis).
Lungo questo tracciato è particolarmente diffuso un tipo di vegetazione di pseudosteppa a Hyparrhenia hirta, vegetazione erbacea a Poa bulbosa e Plantago serraria, e ancora mirto e lentisco.

In primavera e in estate poi altamente suggestivo e’ il successivo Sentiero Grotta Carlo Cosma, che si trasforma in una vera e propria tavolozza di colori grazie alla presenza di un nutrito elenco di orchidee dei generi Serapias, Ophris, Orchis, Spiranthes e Anacamptis e della Scilla marina (Urginea maritima).
Tuttavia la bellezza e l’interesse di questo sentiero sono dati dalla presenza di muretti a secco, ben tenuti, quasi fossero dei merletti; dalle rocce affioranti scolpite dal passaggio fin dai tempi più remoti, da carraie e dalla Grotta Carlo Cosma, dove si intreccia storia, archeologia e arte: una grotta preistorica con pitture rupestri, ubicata in località “Longa” nei pressi della strada provinciale SP319.

Ci si torna ad immergere nella ruralità tipica salentina, sui passi del Sentiero località Scute e del Sentiero Terre Rosse. Quest’ultimo serviva per collegare i complessi “Masseria Grande” e “Masseria Piccinna” al mare, con una vegetazione che occupa la parete della falesia rocciosa di calcare compatto su cui si sviluppa il sentiero: si tratta della formazioni casmofitiche (cioè associazioni vegetali che vivono tra gli anfratti rocciosi). In questo ambiente, infatti, sono localizzate le specie vegetali di maggiore interesse conservazionistico dell’intero territorio salentino, Specie del “Libro Rosso delle piante d’Italia”, Specie anfiadriatiche (presenti solo qui e sulla sponda opposta albanese) o endemiche. Tra queste, degne di nota sono alcune specie della flora rupicola quali: Campanula versicolor, Scrophularia lucida, Umbilicus chloranthus, Asyneuma limonifolia e Dyanthus japigicus.

Si prosegue in agro di Castro, borgo affacciato sul mare, dominato da un possente castello che caratterizza il percorso detto – appunto – Sentiero del Castello Aragonese-Parco delle Querce, il cui primo nucleo difensivo affonda nell’età normanno-angioina, sebbene l’assetto fortilizio urbano attuale risalga alla seconda metà del ‘500.
L’itinerario si snoda intorno alle muraglie del castello per circa 800 metri, delimitato da un lato dalle antiche mura della città e dall’altro da muretti a secco. L’intera cerchia delle mura ha pianta esagonale con torrioni difensivi e d’avvistamento nei punti strategici. Da qui si gode di uno spettacolo unico, lo sguardo avvolge, da una posizione dominante tutta la costa e dall’altro si perde tra i fazzoletti di terra in cui si alternano orti e oliveti che degradano verso il mare.
Il Parco delle Querce di Castro è, invece, una piccola area boschiva di circa 5 ettari molto interessante dal punto di vista floristico: la boscaglia è fitta e impenetrabile, con un sottobosco che ospita l’Elleborine minore (Epipactis microphylla), un’orchidacea molto rara. Non mancano specie rupicole di elevato interesse biogeografico come la Scrofularia pugliese e la Campanula pugliese.
All’interno non sarà difficile scorgere anche il Dolmen Sgarra I, testimonianza di una frequentazione antichissima dell’area. La parte centrale del bosco è solcata da un canalone di raccolta delle acque piovane che scendono dalle località più alte della zona circostante come Marittima e Vignacastrisi. Sul lato del mare delle mura si imbocca il Sentiero della Palombara, dall’omonima grotta che lambisce. La cavità, di escavazione marina ha uno sviluppo prevalentemente orizzontale, è lunga circa 76m, ampia 18 e alta in media 30m, con profondità media di circa 10m: essa rappresenta un vero e proprio “magazzino di biodiversità”, un habitat naturale di diverse specie di chirotteri.

Parco naturale regionale Costa Otranto - Santa Maria di Leuca e Bosco di Tricase

Proseguendo verso Sud, andando verso Diso, si incontra il Sentiero Belvedere, che attraversa il costone roccioso in un succedersi, uliveti e pinete.
Il nome del percorso suggerisce già lo spettacolo ad altro tasso di suggestione: Castro si intravede da lontano mentre lo sguardo si perde nelle acque smeraldine della piccola baia dell’Acqua viva. Anche qui numerose piante, tra le specie a rischio, popolano le ripide pareti delle falesie a strapiombo sul mare.
La seconda parte del sentiero, pianeggiante, si snoda tra le particelle in cui agli oliveti si associano i terreni con le colture stagionali. Tale panorama accompagnano fino a Torre Lupo, punto panoramico della costa, immerso tra prati e pascoli che ospitano diverse specie di orchidee. In un contesto vegetale di Olivi, Carrubi e Perastri il Sentiero di Torre Lupo, conduce alle vestigia dell’antica torre d’avvistamento sulle cui pareti campeggiano specie rupicole rare e di interesse fitogeografico quali il Kummel di Grecia (Carum multiflorum), il Cappero, la Scrofularia pugliese e la Campanula pugliese.

Da questa postazione si nota tra gole lussureggianti un’insenatura dalle acque calme e trasparenti. Si è giunti al Sentiero dell’Acquaviva: il canalone è incorniciato da una folta vegetazione, con un grado di biodiversità molto elevato, che però rivela anche l’intervento dell’uomo. Infatti insiste la presenza di specie portate in Italia nel tentativo di diffondere la bachicoltura come il Gelso e l’Ailanto.
La macchia è rappresentata invece da specie autoctone come il Mirto, il Lentisco, l’Ilatro, l’Alloro, il Corbezzolo e il Terebinto. Particolare specie come il limonio virgato, il Finocchio di mare, la Salicornia e il Cappero invece, allignano naturalmente nei sedimenti del litorale roccioso.
Lungo il sentiero che serve la scogliera si apre il lucernaio della Grotta marina sommersa dell’Acquaviva che ha una lunghezza di 62m, in cui sgorga una sorgente d’acqua dolce di notevole portata.

Più o meno a metà del percorso, dopo il panoramico Sentiero Capolupo-Tuttosse, lungo la costa del Parco si incontra il borgo di Andrano.
Per arrivare, ogni sentiero è una lista di profumate e rare tipologie vegetali: così sul Sentiero via Vecchia Mare si nota l’Ombelico di Venere giallastro (Umbilicus cloranthus), sul Sentiero Campomarino il Terebinto (Pistacia terebinthus).
Il centro storico di questo caratteristico paesino segna l’inizio del Tratturo la Chianca, che Parte alle spalle del superbo Castello Caracciolo-Spinola (XIV-XV sec.) e prosegue verso il mare. A monte e a valle si osservano i vecchi oliveti, terrazzati per il contenimento del terreno.
Diversi sono gli appezzamenti in abbandono, dove la natura ha preso il sopravvento, dando un’aria di fascino selvaggio a tutto il panorama, che ha come costante la vista su un lungo tratto di costa.
Contemporaneamente accoglie il visitatore il Sentiero Saccuddi. L’area più caratteristica e panoramica è di certo Via Contrada Madonna del Lattarico: una strada asfaltata che attraversa gli oliveti terrazzati della serra che corre parallela alla Marina di Andrano tra esemplari monumentali di Carrubo (Ceratonia siliqua) mentre il tratturo vero e proprio – che inizia qui – rappresenta il tipico habitat di vegetazione erbacea annuale di tipo pseudo-steppico e di macchia mediterranea.
Passando tra la Grotta Verde in Marina di Andrano e Santa Cesarea Terme, si attraversano estese verdure sino ad una grande pineta a Pinus halepensis che avvolge scenograficamente i tornanti più ripidi della litoranea: ed è tutto un fiorire di profumi e colori.
A santa Cesarea Terme da non perdere poi le antiche cave prospicienti il mare, in località Archi.
Lungo il sentiero è grande la ricchezza di fauna: rapaci e rettili fanno mostra di se soprattutto nella stagione primaverile. Quest’anello che si richiude nuovamente verso Andrano fichi d’india e fichi dipingono tavolozze d’un tempo che descrivono veri e propri “Paesaggi del Fico“, punteggiati qua e la da cascate di capperi.

Siamo ormai in vista di Tricase, attraverso il Sentiero Torre del Sasso. Dall’omonima torre conosciuta anche come “Torre del Mito“, che da secoli assolve la sua funzione di affascinante sentinella del mare.
Le rocce su cui sorge che ospitano la vegetazione tipica del sito e utilizzata nel tempo dai contadini per modellare il paesaggio agrario, risultano costituite da calcari organogeni ricchi di fossili.
Tra gli ambienti vegetali si incontrano oltre alle simpatiche lucertole campestri (Podarcis sicula) anche ramarri (Lacerta bilineata) e seducenti come il cervone (Elaphe quatuorlineata).
Alle spalle di Torre del Sasso è possibile individuare e discendere un tratturo lungo circa 250 metri che accompagna i terrazzamenti che abbracciano la falesia tra i numerosi carrubi e gli allori e alcuni esemplari di Quercia vallonea (Quercus ithaburensis macrolepis).
Più a sud, lungo la strada litoranea SP 358 che da Tiggiano porta a Tricase Porto imboccando sulla sinistra via Ruggiero di Lauria, troviamo il Sentiero Progetto Contrada Rurale: qui il paesaggio si popola di formazioni diverse di pseudosteppa e di gariga. Tra Oliveti, ficheti e vigneti, caseddhre e pajare contadine.
Lungo la strada della Madonna del Soccorso si alternano giardini e frutteti: alla cappella ancora oggi convergono percorsi viari che dalle campagne situate a Nord del territorio di Tricase, collegano il centro abitato, la zona del Tricase Porto e soprattutto il Santuario della Madonna della Serra.
Subito a nord di quest’area incontriamo un piccolo lembo boschivo di circa 1ha, di grande importanza sotto il profilo della conservazione: è il “Boschetto di Tricase”, un sito con clima tipicamente mediterraneo ma caratterizzato da una piovosità concentrata nel periodo autunnale che favorisce la riproduzione spontanea di Quercia vallonea (Quercus macrolepis), una specie tipica delle regioni orientali del Mediterraneo. Il sito rappresenta l’unico bosco di Quercus macrolepis presente in Italia con purezza monofitica.
Nei pressi del Boschetto, sulla strada per Tricase Porto, si trova la celebre “Vallonea dei cento cavalieri”, esemplare plurisecolare che la tradizione popolare fa risalire al XII secolo, scrigno di miti e leggende risalenti fino al medioevo.

Parco naturale regionale Costa Otranto - Santa Maria di Leuca e Bosco di Tricase

Continuando il viaggio sulla litoranea verso Leuca, subito dopo Marina Serra, ci attende il Sentiero di Torre Nasparo, in agro di Tiggiano. L’antica costruzione, con le sue possenti mura, segna un percorso ad anello caratterizzato dai due elementi principali del paesaggio: antichi pascoli e oliveti.
A livello della torre e lungo la falesia si estendono gli antichi pascoli caratterizzati dalle specie degli ambienti aridi e frequentemente soggetti agli incendi come la Scilla marina, la Stipa, il Verbasco e il Barboncino mediterraneo.
Il Bosco Le Chiuse di Tiggiano è un piccolo e suggestivo nucleo boschivo situato lungo i pendii collinari della Serra che degradano verso il mare, costituito prevalentemente da Lecceta (Quercus ilex), ma anche da Quercia vallonea (Quercus macrolepis) e da arbusti di Terebinto (Pistacia terebinthus), specie rara nel Salento.
Tra qualche pietra ammuffita dei muretti a secco non sarà difficile che faccia capolino qualche simpatico geco (Cyrtopodion kotschy) o discreta lucertola campestre (Podarcis sicula), incontri frequenti in tutto il Parco.

Un chilometro da qui, giungendo a Corsano, si incontra il sentiero delle Vie del sale: un percorso che si articola in un sistema di 5 itinerari lungo la falesia: uno spettacolo mozzafiato!
Il territorio di Corsano si estende per circa 908ha tra la Serra dei Cianci e la costa rocciosa adriatica. Il primo tratturo (“N’Zepe” per il tratto a Nord, “Bortoli” verso Sud) corre parallelamente alla costa ed è tutto un susseguirsi di muretti a secco che incorniciano una panoramica d’eccezione. I diversi terrazzamenti, segno dell’instancabile lavoro dell’uomo sin da tempi antichissimi, sono collegati tra loro da scalette in pietra: tratturi utilizzati per risalire dalla costa dove, fin da epoche antiche, le popolazioni locali erano dedite alla produzione del sale.
In questo tratto la tipica macchia mediterranea (come Myrtus communis, Pistacia lentiscus, Phlomis fruticosa, Capparis spinosa) colora e profuma ogni passo.
Tra i muretti a secco dei tratturi, spuntano qua e la allori, carrubi e lecci.
Nei dintorni della caratteristica Cappella di Santa Maura e della Masseria Baglivo, caseddhre e pajare sono contornate da olivi secolari, fichi e perastri.
Il litorale roccioso è un paesaggio quasi lunare, con rocce puntiformi che la fantasia di ciascuno popola di figure fantastiche.
Uno dei tratti maggiormente suggestivi è il Canalone della Guardiola, dominato sulla parete del lato Sud da Torre del Riccio, importante sito di piante rupicole inserite nella Lista Rossa Nazionale; nell’insenatura della Guardiola si aprono, poi, due grotte marine sommerse, la Grotta del Sifone o di Venere e la Grotta della Guardiola, che scenograficamente si aprono a sorpresa con uno sviluppo verticale, rievocando il sacro della bellezza con la loro struttura a cattedrale.
I cinque imperdibili itinerari che definiscono le Vie del Sale sono:
– Itinerario “del Sale”,
– Itinerario “Torre Specchia Grande – Cappella S. Maura”,
– Itinerario “Rusia”,
– Variante “Mare”,
– Canale Rio.

Qualche altro chilometro e nuovi scenari attendono il visitatore nella piccola insenatura di Marina di Novaglie.
Il Sentiero Grotta Azzurra deve il suo nome al particolare colore che ha questo specchio d’acqua e che racchiude tutte le tonalità del blu: dal cobalto al verde smeraldo.
Profumi di arbusti endemici quali il Finocchio di mare (Crithmum maritimum), Limonio reticolato (Limonium cancellatum) e il Limonio virgato (Limonium virgatum) punteggiano terrazzi marini caratterizzati da numerose cavità carsiche e incorniciano rocce a forma di aguzze guglie.
Qui troviamo i ruderi di una postazione di vedetta del XVI sec. – Torre Novaglie – e ancora numerosi bunker, ben camuffati, che riportano la memoria alle vicende della Seconda Guerra Mondiale.

Parco naturale regionale Costa Otranto - Santa Maria di Leuca e Bosco di Tricase
Sul finire del percorso verso Sud, il Sentiero del Ciolo, dall’omonima località nel comune di Gagliano del Capo: un ponte congiunge le due estremità del canalone, scolpito dall’azione erosiva dell’acqua verso il mare.
Lungo il percorso troviamo Fiordalisi (Centaurea japigica), Garofani (Dianthus japigicus), la Campanule (Campanula versicolor) e Alisso di Leuca (Aurinia leucadea).
Un canyon naturale che offre un’interessante occasione di trekking sulla costa, dove l’occhio più attento noterà tra le rocce le tracce di madrepore fossili, testimonianza dell’antichissima origine di questi luoghi.
Il sentiero giunge fino alla periferia dell’abitato di Gagliano attraverso ponticelli in pietra e in legno e caverne che si aprono sui fianchi del canalone.

Il viaggio non può che concludersi a Santa Maria di Leuca, de finibus terrae, con il Sentiero del Canale delle Menghe e il Sentiero Lungomare di Leuca.
Quest’ultimo si sviluppa lungo una passerella in legno ancorata alla scogliera sulla linea di costa definita dalla baia di Leuca tra Punta Meliso che accoglie il Faro di Leuca e il porto turistico attraversando lo sbocco a mare del Canale di San Vincenzo ad Ovest e del Canale delle Menghe ad Est.