Benvenuto Viaggiare Il trekking nel Salento diventa un libro

Il trekking nel Salento diventa un libro

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Il Trekking nel Salento

Nella prefazione al libro “Il Trekking nel Salento“, scritta da Giovanni Giangreco della Soprintendenza ai Beni Architettonici e Paesaggistici di Puglia, si legge: “Mancava ancora una guida del territorio, di contatto con le pietre e con la terra, con gli alberi, le macchie, i canali, le serre, gli animali, gli uomini, i Santi e le cose. Il paesaggio, insomma, naturale e antropologico: quello che attrae e ammalia irresistibilmente chiunque, da qualunque parte giunga in questa terra“.

Di una guida, infatti, si tratta. Ma una guida preziosa perché finora inedita e inusuale per la presenza al suo interno di itinerari specifici da percorrere a piedi “fra natura, paesaggio e cultura“, come indicato nel sottotitolo della pubblicazione edita da Botanica Ornamentale di Maglie (Lecce), in collaborazione con l’Associazione SpeleoTrekkingSalento.

Ne sono autori Riccardo Rella, pioniere del trekking nel Salento, ideatore dei venti itinerari illustrati nel libro, e la compianta Rita De Matteis, referente culturale dell’Associazione.

Una ventennale esperienza di cammino per intense emozioni da vivere nel salento

Il volume rende agevole la consultazione di uno scritto articolato tra puntuali descrizioni, note culturali e intermezzi lirici dell’autore e di amici poeti, corredato da necessari dati tecnico-esecutivi forniti da collaboratori efficienti come Silvana De Castro.
Il corredo fotografico facilita e sostiene la lettura con l’apporto visivo ed evocativo delle atmosfere dei luoghi attraversati: un prezioso reportage fotografico redatto da Ezio Sarcinella, l’instancabile fotoreporter storico dell’Associazione, costantemente presente dal lontano 1997, autore egli stesso del libro “La via dei pellegrini – Il cammino leucadense“.

Giovanni Giangreco nella prefazione scrive ancora: “Si tratta di un’opportunità recuperata, legata alla conoscenza di un Salento inedito, sconosciuto ai più, che solo percorrendolo a piedi è possibile assaporare, oltre che vedere. Esiste ancora un “cuore territoriale” nel quale atmosfere, odori e colori declinano il linguaggio ancestrale di una natura senza tempo, dove il progresso appare sfocato, dove ritmi ed ansie quotidiane si attenuano, ovattati e resi armonici dai suoni che l’orecchio dell’uomo percepisce come sonorità di un tempo oramai perduto. In questo habitat recondito si ascoltano ancora tenui pigolii e allegri cinguettii provenienti da nidi primaverili, dove il miracolo della vita si ripete malgrado la diffusione ad ampio raggio di letali aerosol. Tra i rami di alberi verdeggianti, ultimi retaggi di un rivestimento boschivo in gran parte espiantato, friniscono le cicale, che ci ricordano la vacuità della vita, la meteora dell’esistenza, ma nel contempo risvegliano nell’animo ormai soverchiato dai rumori urbani le infantili allegrie dei giochi spensierati di un tempo.
Esiste anche un Salento costiero, ora orlato di ondulate dune degradanti su spiagge dorate che abbracciano trasparenti acque di un poco profondo mare turchese, ora repentinamente troncato da alte falesie a strapiombo sull’immensa distesa azzurra di un profondo mare che collega la nostra alle altre terre di un vasto e pur delimitato bacino mediterraneo. Le vedute vertiginose che riprendono questa estensione dai luoghi sopraelevati delle Serre, che solo in pochi hanno il privilegio di percorrere, ci suggeriscono quanto relative sono le distanze che ci separano da popoli fratelli che spesso consideriamo, come ‘altri’, se non come nemici“.

Trekking nel Salento

Un finisterrae che consente di recuperare un rapporto con madre terra

Il Trekking nel Salento” vuole promuovere presso il grande pubblico queste atmosfere, rivolgendosi in particolare a chi non ha ancora avuto l’opportunità di partecipare ad attività escursionistiche a piedi e in bicicletta nel Salento.

La meta finale è naturalmente la Basilica mariana di Leuca, che fa del promontorio, il finisterrae dell’impero romano, il baluardo cristiano del continente europeo, allo stesso modo del versante occidentale di Santiago de Compostela, dove il promontorio de La Coruņa segnava la fine delle terre verso l’Atlantico: itinerari accomunati da un afflato comune tra i partecipanti, uniti da una sensazione che corrisponde a quella della riscoperta di una propria dimensione spirituale, la quale emerge quando si coniuga il proprio essere con la natura alla quale per intero si appartiene.
Una natura intesa come “sacra”, così come la intendevano un tempo coloro che la lavoravano traendone i benefici frutti necessari alla sopravvivenza o come coloro che la percorrevano per spiritualità, traendo dalla madre terra l’energia necessaria a continuare a percorrerla.

Da questa simbiosi con la terra, con l’acqua, con l’aria, con la vegetazione e con i beni culturali – materiali e immateriali – le persone di buone intenzioni possono elaborare intenti pacifici e di fratellanza, che liberano l’uomo tecnologico dal senso di non-appartenenza, dall’alienazione e dall’estraneità al proprio ambiente, ossia da quella sensazione negativa che spinge alla distruzione, non riconoscendo più come proprio il naturale habitat e non percependo più il calore materno della madre terra.

[ tratto da un articolo di Marisa Grande per il Corriere Salentino, 2015 ]

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